エピソード

  • Alessandro Repossi firma ‘Una vita a cuore aperto’: il ritratto umano del cardiochirurgo Mario Viganò
    2026/03/22
    Dalla sala operatoria alla memoria collettiva, passando per le emozioni di chi ha vissuto e raccontato una stagione irripetibile della medicina italiana. Nell’intervista ad Alessandro Repossi emerge tutta la forza narrativa di Una vita a cuore aperto, il libro dedicato al professor Mario Viganò, figura centrale della cardiochirurgia e della trapiantologia nel nostro Paese. Un viaggio che non si limita ai numeri straordinari – oltre mille trapianti di cuore e primati nazionali – ma che restituisce soprattutto la dimensione umana di un medico capace di trasformare la scienza in speranza. Repossi intreccia il rigore del cronista con la sensibilità del narratore, portando il lettore dentro le storie dei pazienti, dei familiari e di un’équipe che ha fatto la storia al Policlinico San Matteo di Pavia. Dalla notte del primo trapianto nel 1985 alle testimonianze toccanti dei pazienti, fino al ricordo di una sanità pavese protagonista a livello nazionale, il libro diventa il racconto di una vocazione: quella di mettere conoscenza, passione e coraggio al servizio della vita. Un’intervista che non parla solo di medicina, ma di visione, memoria e futuro. Perché, come emerge dalle parole di Repossi, prima ancora del cardiochirurgo, è l’uomo Viganò a lasciare il segno.
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  • Massimo Sideri: “L’innovazione non è già scritta dalle Big Tech: l’Italia deve tornare protagonista del futuro”
    2026/03/06
    Nel dibattito contemporaneo su innovazione, tecnologia e futuro, c’è chi prova a riportare la discussione su un terreno più profondo: quello della cultura, della storia scientifica e del ruolo della società nel governare il cambiamento. Tra queste voci spicca quella di Massimo Sideri, giornalista e direttore scientifico della Pavia Innovation Week, che da anni racconta l’innovazione non come semplice progresso tecnologico, ma come fenomeno culturale, economico e sociale. In questa intervista realizzata da Mario Modica per Spot and Web, Sideri riflette su una questione centrale: l’Italia è ancora capace di raccontare l’innovazione e di essere protagonista nel dibattito globale sul futuro? Il punto di partenza è un richiamo alla nostra tradizione scientifica – da Alessandro Volta a Camillo Golgi – che dimostra come il Paese abbia contribuito in modo decisivo alla costruzione delle basi della modernità tecnologica. Ma il cuore della conversazione guarda soprattutto al presente e al domani: dal rischio di subire passivamente le scelte delle grandi piattaforme tecnologiche alla necessità di costruire un ecosistema dell’innovazione che rispetti valori, cultura e identità europee. In questo scenario, un ruolo decisivo può essere giocato anche dai territori, dalle università, dalle imprese e dai media locali, chiamati a diventare parte attiva nella costruzione di nuove comunità dell’innovazione. Un dialogo che parte dalla Pavia Innovation Week e si allarga a una riflessione più ampia: chi racconta il futuro oggi e, soprattutto, chi lo sta davvero costruendo.
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  • Santo Pirrotta: il giornalismo tra istinto, coscienza e umanità
    2026/03/04
    C’è un giornalismo che nasce dall’istinto, cresce nella curiosità e matura nella responsabilità. È quello di Santo Pirrotta, protagonista di questa conversazione sincera e senza filtri, dove il mestiere viene raccontato non come posa ma come percorso umano, fatto di scelte, errori, dubbi e consapevolezze. Dalla cronaca nera vissuta sul campo — con tutto il suo carico emotivo ed etico — al mondo del costume, dello spettacolo e della televisione, Pirrotta ripercorre una carriera che attraversa redazioni, studi tv e cambiamenti profondi del sistema mediatico. Parla di gossip come motore sociale, di social network come acceleratori ambigui della verità, di celebrità smitizzate dalla conoscenza diretta e di notizie che, proprio perché si possono scrivere, a volte è più giusto non raccontare. Un’intervista che tocca temi centrali: il rapporto tra giornalismo e politica, l’uso (e l’abuso) della cronaca per fare audience, il futuro dei magazine, il ruolo dell’intelligenza artificiale in redazione e il valore — ancora fortissimo — della carta stampata. Il tutto con uno sguardo disincantato, ironico e profondamente onesto. Perché, come emerge chiaramente da queste parole, prima di essere un mestiere, il giornalismo resta una questione di coscienza.
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  • Fabio Esposito: felpa, divano e palcoscenico. L’arte di entrare nelle case restando sé stessi
    2026/03/02
    Moda, televisione, cucina, radio. Ma soprattutto persone, storie, autenticità.
Fabio Esposito è uno di quei personaggi capaci di attraversare linguaggi diversi senza mai perdere coerenza. Stilista e fondatore del brand Coconuda, imprenditore, volto amatissimo di Food Network, conduttore televisivo e voce radiofonica della domenica con Felpa e divano, Esposito ha costruito il suo percorso mescolando disciplina e istinto, rigore e pancia, lavoro e vita. In questa intervista Fabio Esposito si racconta senza maschere: dalle radici napoletane che ne alimentano energia e visione, all’esordio giovanissimo nel mondo della moda accanto al padre, fino al salto – tutt’altro che scontato – nel mondo della televisione e della radio. Un viaggio fatto di reinvenzioni continue, studio, ascolto e desiderio costante di mettersi in gioco. Si parla di cibo come linguaggio universale e familiare, di televisione come spazio sempre più domestico e colloquiale, di radio come rito domenicale capace di creare comunità e respiro. Ma anche di famiglia, di paternità, di umiltà, di quel bisogno profondo di restare fedeli a sé stessi anche quando si entra, ogni giorno, nelle case di milioni di persone. Uno sguardo sincero sul mestiere di raccontare, sul valore dell’autenticità e su un futuro che continua ad aprire nuovi “livelli da sbloccare”, fino al prossimo debutto teatrale. Perché, come emerge chiaramente da questa conversazione, prima dei ruoli viene sempre la persona.
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    21 分
  • Fabio Esposito: felpa, divano e palcoscenico. L’arte di entrare nelle case restando sé stessi
    2026/03/02
    Moda, televisione, cucina, radio. Ma soprattutto persone, storie, autenticità.
Fabio Esposito è uno di quei personaggi capaci di attraversare linguaggi diversi senza mai perdere coerenza. Stilista e fondatore del brand Coconuda, imprenditore, volto amatissimo di Food Network, conduttore televisivo e voce radiofonica della domenica con Felpa e divano, Esposito ha costruito il suo percorso mescolando disciplina e istinto, rigore e pancia, lavoro e vita. In questa intervista Fabio Esposito si racconta senza maschere: dalle radici napoletane che ne alimentano energia e visione, all’esordio giovanissimo nel mondo della moda accanto al padre, fino al salto – tutt’altro che scontato – nel mondo della televisione e della radio. Un viaggio fatto di reinvenzioni continue, studio, ascolto e desiderio costante di mettersi in gioco. Si parla di cibo come linguaggio universale e familiare, di televisione come spazio sempre più domestico e colloquiale, di radio come rito domenicale capace di creare comunità e respiro. Ma anche di famiglia, di paternità, di umiltà, di quel bisogno profondo di restare fedeli a sé stessi anche quando si entra, ogni giorno, nelle case di milioni di persone. Uno sguardo sincero sul mestiere di raccontare, sul valore dell’autenticità e su un futuro che continua ad aprire nuovi “livelli da sbloccare”, fino al prossimo debutto teatrale. Perché, come emerge chiaramente da questa conversazione, prima dei ruoli viene sempre la persona.
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  • Simon Marussi: “Extera oggi non è più solo un’esecutrice, ma un partner consulenziale”
    2026/02/27
    Nel pieno di una fase di profonda trasformazione del digital marketing, Extera sceglie di ripensare se stessa e il proprio ruolo sul mercato. Non un semplice rebranding, ma un vero e proprio nuovo corso che mette al centro la consulenza strategica, la relazione umana e un uso consapevole della tecnologia. Ne parliamo con Simon Marussi, CEO dell’agenzia, che racconta come Extera stia evolvendo da modello operativo a partner consulenziale “a tutto tondo”, capace di integrare strategia, creatività, dati e performance, senza perdere di vista le persone. Dall’innovazione “prima umana e poi tecnologica” al ruolo dell’intelligenza artificiale come strumento (e non sostituto), fino agli obiettivi futuri di posizionamento e sostenibilità interna, un confronto che fotografa bene le sfide – e le opportunità – del mercato digitale di oggi.
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  • Trudi Di Pippo (TDP & Partners): “A Davos l’Italia può contare di più, ma serve fare sistema”
    2026/02/18
    Ogni anno Davos diventa molto più di una località alpina: è il luogo in cui si incontrano potere, visioni e interessi globali, e dove economia, geopolitica e tecnologia si intrecciano in modo sempre più indissolubile. In un mondo segnato da nuove tensioni internazionali, competizione tecnologica e ridefinizione degli equilibri economici, il World Economic Forum continua a rappresentare una piattaforma centrale per comprendere le dinamiche che stanno modellando il futuro. Ne parliamo con Trudi Di Pippo, fondatrice e direttrice di TDP & Partners, società internazionale specializzata nella costruzione di relazioni strategiche, narrazioni e piattaforme di dialogo ad alto livello, nata proprio all’interno dell’ecosistema del WEF. Con un’esperienza maturata in oltre vent’anni di presenza a Davos, Di Pippo offre uno sguardo privilegiato su come il Forum stia evolvendo e su quale ruolo possano giocare oggi imprese e Paesi – Italia compresa – nello scenario globale. Un confronto che parte dall’attualità geopolitica e arriva al valore delle relazioni, degli spazi e della capacità di trasformare le conversazioni in azioni concrete, per capire perché Davos continui a contare, forse oggi più che mai.
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  • Giudizio Sospeso, fermarsi prima di giudicare: il racconto diverso della cronaca secondo Roberta Catania
    2026/02/17
    C’è un modo diverso di raccontare la cronaca nera. Un modo che non alza la voce, non rincorre il dettaglio cruento, non trasforma il dolore in intrattenimento. È da questa esigenza che nasce Giudizio Sospeso, il format ideato e condotto da Roberta Catania, psicologa, psicodiagnosta e criminologa, che sceglie consapevolmente di fermarsi un passo prima del giudizio. In un’epoca dominata dalla velocità dei social, dalle sentenze istantanee e dai processi mediatici paralleli, Giudizio Sospeso propone una narrazione controcorrente: lenta, riflessiva, responsabile. Un luogo in cui i fatti di cronaca vengono analizzati nei loro meccanismi psicologici, relazionali e sociali, senza scorciatoie emotive e senza semplificazioni forzate. La linea editoriale è netta: niente morbosità, niente spettacolarizzazione, nessun compiacimento del dolore. Al centro restano le persone — vittime, imputati, professionisti coinvolti — e la complessità dei contesti che portano a un evento criminale. Comprendere, senza mai giustificare. Analizzare, senza assolvere. Informare, senza intrattenere. Nel corso dell’intervista, Roberta Catania racconta l’origine del progetto, nato anche dall’esperienza diretta nei procedimenti giudiziari e dal disagio nel vedere dinamiche estremamente complesse ridotte a titoli sensazionalistici o a narrazioni distorte. Spiega perché sospendere il giudizio non significa rinunciare alla responsabilità, ma esercitare uno sguardo più lucido e consapevole sui fatti. Ampio spazio è dedicato anche al rapporto tra media, social network e opinione pubblica: il rischio dell’anestesia emotiva, la trasformazione dei cittadini in giudici, la pressione mediatica che colpisce non solo indagati e famiglie, ma anche avvocati e professionisti coinvolti nei casi più esposti. Giudizio Sospeso è, prima di tutto, un invito al pensiero critico. Un format che non chiede di scegliere una parte, ma di usare la testa. Un progetto che parla a chi cerca profondità, rispetto e strumenti per comprendere la realtà, anche quando è scomoda. In questa intervista, Roberta Catania ci accompagna dentro il senso più autentico del suo lavoro: ricordarci che dietro ogni caso di cronaca c’è sempre una persona. E che capire, prima di giudicare, non ci rende indulgenti, ma più responsabili.
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